I Pirati

Diario di un prigioniero.

Tortuga, giorno 10 di Ker'Mosti, U.C. 0934.

Non avrei mai immaginato di arrivare fin qui; di certo non ci sono arrivato per mia volontà, ma sono pur sempre vivo e vegeto. Vagamente brillo, ma sano. Sebbene sia uno dei tanti prigionieri del galeone che hanno affondato, questi ubriaconi mi trattano bene. Sia lode a Tyrin! Sono approdato tre giorni fa e ho avuto modo di chiedere qualche notizia in giro. Ci troviamo su un isola di modeste dimensioni all’interno di una baia (un golfo con imboccatura molto stretta) ad ovest di Tyrin: la chiamano “rada” in gergo, perché protegge le loro imbarcazioni dal vento e dalle onde.
“E’ impossibile!” mi sono detto “Conosco la conformazione del continente e non esiste una cosa simile”. Mi è stato spiegato che in pochi, oltre ai suoi abitanti, conoscono l’esistenza di questa città-roccaforte: per raggiungere la scogliera via terra bisognerebbe attraversare le terre selvagge, popolate da orchi e altre creature bestiali, e la possibilità di sopravvivenza ad un viaggio simile è praticamente nulla; via mare è più fattibile, ma loro governano i mari e non tutti sono così generosi da fare prigionieri. Sono scettico: tra ubriaconi, guerrafondai, donnaioli e truffatori, non vedo nemmeno una persona qui degna della mia fiducia, e le loro parole non mi convincono. Eppure Tortuga esiste, qui di fronte ai miei occhi e sotto ai miei piedi: è più movimentata, chiassosa e rissosa di qualsiasi altra città io abbia mai visto, irrigata da fiumi d’alcol e da perdizioni di molti altri generi, popolata da persone d’ogni razza e sesso. Tortuga non è una semplice isola di terra, Tortuga è una città vivente, che pulsa e schiamazza, che incendia gli animi e si gode la vita. E’ straordinario come, nel caos più totale, qui non ci siano frequenti morti e il confine tra il rispetto e gli insulti sia il più delle volte tenuto in considerazione; chiunque non sia qui per aver perso tutti i propri averi, ha un compito e un ruolo ben preciso in questo luogo: tavernieri, prostitute, contrabbandieri, contadini e c’è persino una sorta di guardia cittadina. Ma il cuore e l’anima di Tortuga sono i Pirati, i razziatori e signori dei mari, temibili e disonesti filibustieri disposti a tutto pur di saccheggiare e ottenere profitti da qualsiasi cosa; disposti a tutto, tranne al tradimento: il senso di appartenenza è infatti molto forte tra di loro e si considerano una grande comunità, non priva di disappunti. Si dividono in gruppi, chiamati Equipaggi o Ciurme, gestiti da un Capitano; ogni equipaggio ha una propria tipologia di approccio, qualcosa che accomuna i suoi membri e una propria nave. Organizzati secondo una tacita gerarchia, sembra che ci siano nove Capitani Maggiori che governano il territorio e un numero imprecisato di Capitani Minori. Solo ora mi viene da pensare che se questo fosse un esercito, la flotta sarebbe totalmente devastante... Fortuna che la loro politica non è di conquista! Ve n’è di ogni sorta: alti, bassi, giovani, vecchi, uomini, donne, umani, non umani, belli, brutti, simpatici, antipatici, buoni, cattivi, per tutti i gusti (fino ad ora non ne ho visto nemmeno uno sobrio, e hanno iniziato a far bere anche me). Quelli che mi hanno preso sono parecchio… atipici: nessuno di loro mi sembra rispettare i canoni che vedo in giro, e sicuramente non ce n’è uno sano di mente; giuro di non capire come il Capitano Bloodh Drake Rum abbia fatto a diventare uno di nove Maggiori con un equipaggio simile. Eppure mi trattano coi guanti: ho sentito storie di prigionieri venduti come schiavi; loro mi ingozzano di carne e mi ubriacano di rum da tre giorni. Tutto sommato non sembra così male tutto questo.

Tortuga, giorno 11 di Ker'Mosti, U.C. 0934.

Spero solo di essere così ubriaco da non aver visto realmente quel che penso di aver visto. Questa sera in una bettola un altro capitano ha sfidato Drake, il tutto sotto effetto di eccessive dosi di alcolici. Penso di aver sentito queste precise parole: “Non t’aregge a far volare la tua nave”; e dopo un momento di silenzio generale, la risposta “Ci puoi scommettere”. Non ho ben capito poi a chi sia venuta la brillante idea, ma mentre tentavo di dissuaderli hanno piazzato delle cariche di polvere pirica sullo scafo e le hanno fatte esplodere. Sembravano tutti entusiasti e sicuri prima di capire che la nave si era sia sollevata in verticale ma anche espansa in orizzontale. L’ilarità generale è stata sedata da una rissa da manuale. Da questa sera siamo privi di nave, ed è stato deciso di stanziarci presso una bettola. Eppure nessuno della ciurma sembra demotivato, anzi: Capitan Drake vuole addirittura proseguire nei tentativi una volta ricostruita l’imbarcazione. Hanno una forza d’animo impressionante! E’ impossibile sia solo merito del rum che scorre nelle loro vene in quantità maggiore del sangue.

Tortuga, giorno 12 di Ker'Mosti, U.C. 0934.

Il Capitano ha deciso che si viaggerà per terra, alla ricerca di un modo per rendere la futura imbarcazione in grado di volare. La ciurma sembra aver accolto con entusiasmo questa scelta, sebbene qualcuno abbia deciso di restare qui a Tortuga. E mi stupisco di come, in tutto ciò, nessuno degli altri otto Capitani Maggiori si sia degnato di degradare Drake.
Ci deve essere qualcosa che mi sfugge o che mi viene nascosto. Oppure, semplicemente, questa sera ho bevuto troppo poco.
Per il Capitano!
Per la Ciurma!
Per la nave!
Per Tortuga!
Rum, Donne, Oro!
Rum, Donne, Oro!
Rum, Donne, Oro!


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